L’apocalisse ai tempi dell’IA

Pubblicato: 19 settembre 2026 in Mondo
Tag:, , , , , , , ,

Gli appassionati di fantascienza trovano molti punti in comune tra la realtà odierna e gli scenari immaginati dagli scrittori 40, 50, 60 anni fa. Un mondo nel quale il lavoro dell’uomo viene progressivamente svolto da robot, l’umanità regredisce intellettualmente davanti all’onniscienza dell’intelligenza artificiale, la narrazione sulla realtà nella quale non si riesce a distinguere il falso dal vero, il clima terrestre definitivamente cambiato, con grandi deserti e dove l’acqua vale più dell’oro, le classi sociali ridotte solo a due: gli straricchi, che, vivendo nella loro bolla dorata, evitano le conseguenze del tracollo, e la massa degli altri, gli esclusi sia dal sistema sia dai suoi benefici. Coloro che pagano sulla loro pelle le conseguenze del disastro.

Senza voler essere apocalittici, nel documento pubblicato qualche giorno fa da Dario Amodei, già vicepresidente della ricerca di OpenAI e fondatore di Anthropic, dal suggestivo titolo “Dobbiamo sorvegliare la frontiera”, si trovano diversi allarmi che rimandano appunto alla fantascienza degli anni ’50-’60. E non è l’unico: da anni Bill Gates avverte sui rischi che la perdita di lavoro dovuta all’interazione tra robot e IA possa generare un’ondata di disoccupazione mai vista, proponendo quindi di tassare i robot per mantenere eserciti di persone espulsi dalla vita produttiva.

Provando a uscire da questi pronostici fatti non da anonimi catastrofisti, ma dai baroni dell’IA, è meglio tornare con i piedi per terra. Lo scenario, in realtà, è molto più “tradizionale”. I signori dell’IA paventano catastrofi per aizzare la pubblica opinione, ma in realtà guardano allo Stato, quello statunitense ovviamente, perché continui a investire nel settore e a tutelarli in giro per il mondo.

La novità è che ora chiedono anche regole, cioè delle barriere d’ingresso nel settore che impediscano, o ostacolino, la nascita di nuove startup che possano un domani farle concorrenza. E chiedono anche che non si vendano microchip alla Cina, il concorrente più temibile perché grosso modo alla pari dal punto di vista tecnologico, ma con dietro lo Stato che sostiene le loro aziende nel fare politiche di dumping sui prezzi, come, tra l’altro, la Cina fa regolarmente in tutti i comparti industriali. Da non sottovalutare, OpenAI e Antrophic si stanno preparando per quotarsi in borsa a breve e hanno bisogno di una spinta emotiva forte per spingere il prezzo delle loro azioni.

Gli scenari da fantascienza sono quindi appunto fantascienza. Affermare che c’è un 10% di probabilità che l’IA elimini l’umanità o che possa prendere “il controllo” di Internet è appunto suggestione letteraria, ma da giorni tutti parlano come se fossero scenari probabili. È invece molto più terra terra ciò che chiedono gli oligarchi della Silicon Valley: sovvenzioni, defiscalizzazione, tutele contro la concorrenza interna ed esterna. Il solito ritorno alle logiche di sempre, dalla distruzione del tessile indiano per favorire le filature di Manchester all’agricoltura comunitaria europea del dopoguerra.

Ma alla fine dei conti, l’IA ha bisogno di regolamentazione? Probabile, ma difficilmente in questa fase iniziale caotica. Per ora gli annunci apocalittici vanno interpretati all’interno di una nuova puntata dello scontro per la supremazia tra le attuali potenze, tra le quali non c’è l’Europa.

Lascia un commento