Siamo indebitati ma fiduciosi

Pubblicato: 26 giugno 2026 in Mondo
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È come la corsa di una locomotiva su binari che stanno per finire, mancano solo pochi chilometri e i passeggeri lo sanno, ma nessuno si fa problemi. Anzi, a bordo del treno si fa festa. Nei primi mesi del 2026 il debito globale ha raggiunto il record storico di 353mila miliardi di dollari. Una cifra difficile da immaginare e perfino da scrivere: è pari al 352% del PIL globale. Eppure i mercati restano ottimisti, soprattutto perché la crescita di questa gigantesca montagna di debiti è stata spinta da Stati Uniti e Cina. A Washington il primo responsabile è il governo federale, con un debito pubblico che ha superato quota 38mila miliardi ed equivale ormai al 124% del PIL nazionale. In Cina, invece, il maggiore indiziato è il settore delle società non finanziarie, che in buona parte sono statali. L’Unione Europea va meglio, il debito intergovernativo si attesta al 92% del PIL; l’Italia è il fanalino di coda, il nostro debito pubblico si aggira attorno al 140% del PIL. Anche le economie emergenti fanno la loro parte con 106mila miliardi di debiti, e il dato è in costante aumento.

Con questi numeri è difficile capire l’ottimismo dei mercati, che hanno digerito senza eccessivi scossoni anche le turbolenze generate dal conflitto iraniano e dalla conseguente impennata del costo dell’energia.

Secondo autorevoli previsioni, nei prossimi anni ci sarà addirittura un aumento del ricorso al debito, proprio per far fronte al rincaro energetico, alla conseguente inflazione e anche all’invecchiamento della popolazione, fenomeno che ormai non colpisce soltanto i Paesi del G7. A proposito di G7, al recente vertice di Évian uno dei punti dell’agenda riguardava sì il debito, ma quello dei Paesi poveri: è stato ribadito il sostegno all’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) per ridurre il debito degli Stati più indebitati, sono già 25 quelli che beneficiano di alleggerimenti, per 60 miliardi di dollari complessivi. Per i Paesi a medio reddito invece, è stato definito il cosiddetto “approccio di Évian” che prevede una maggiore flessibilità e la valutazione caso per caso di eventuali ristrutturazioni del debito. Il paradosso di questa situazione è che i Paesi che hanno discusso di agevolazioni e riduzione del debito altrui sono quelli maggiormente indebitati, sia in termini assoluti sia in percentuale. E sono gli stessi che hanno spinto per la corsa al riarmo e creato quell’instabilità che ha aumentato il prezzo dei carburanti e riacceso l’inflazione.

In definitiva, se il debito pubblico del mondo è tre volte e mezza la ricchezza che il pianeta produce in un anno e nessuno si spaventa, forse è perché i diretti responsabili sanno che i debiti sono sostenibili finché c’è qualcuno che li finanzia acquistando titoli, che si tratti di privati cittadini o di altri Stati. È un mondo di finzione, ci si comporta con la finanza pubblica in un modo che, se riprodotto a livello familiare, ridurrebbe chiunque sul lastrico in poche settimane. Ma tanto vale, finché l’orchestra continua a suonare, e il pallottoliere a girare, possiamo sentirci sollevati: siamo sull’orlo dell’abisso ma i mercati sono fiduciosi.

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