La lotta per l’identità continua

Pubblicato: 26 dicembre 2015 in America Latina, Mondo
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In casa Mariani l’allegria si è spenta come le luci del Natale appena passato. Quello che era stato il risultato positivo dell’esame di compatibilità genetica di un’azienda privata è stato smentito dal responso ufficiale della Banca Nazionale dei dati Genetici, nata a corollario di decenni di lotte delle Abuelas de Plaza de Mayo per garantire il diritto all’identità degli oltre 500 bambini sequestrati ai loro genitori dai militari negli anni ’70. La nipote ritrovata numero 120 doveva essere Anahì, la cui nonna era la storica militante dei diritti umani María Isabel “Chicha” Mariani, prima presidente di Abuelas e responsabile del ritrovamento di 66 nipoti sequestrati. La fotografia di Maria abbracciata a quella che credeva sua nipote diffusa ieri su Facebook valeva più di mille discorsi dopo 39 anni di ricerche, ed era riuscita a fare superare le divisioni politiche in un’Argentina ancora reduce delle elezioni presidenziali. Così invece non era, e Chicha Mariani continuerà ancora a lottare per ritrovare la nipote strappata alla sua famiglia quando aveva appena 3 mesi, mentre quella donna che si pensava fosse sua nipote continuerà a cercare ancora la sua vera identità. Una storia tragica lunga 4 decenni che non si riesce a chiudere, una ferita che ancora sanguina, una beffa del destino che nel suo capriccio ha permesso a due donne di credere, ma soltanto per il giorno di Natale, che erano quella famiglia che la furia criminale del totalitarismo aveva spezzato 40 anni prima.

 

Alfredo Somoza per Radio Popolare

 

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