Prima dei risultati dei ballottaggi

Pubblicato: 29 maggio 2011 in Italia
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Si sta per concludere tra qualche ora la tornata elettorale amministrativa. Elezioni nelle quali doveva prevalere l’aspetto locale del voto, ma che sono state caricate, come purtroppo di consuetudine, di significati estranei alla contesa. E’ vero che le amministrative sono sempre un termometro della tenuta delle forze politiche che governano il paese, ma la continua esasperazione e soprattutto il fare entrare nella campagna elementi tipici delle elezioni politiche condanna i cittadini a dovere votare più per una questione di fiducia, o di ideologia, che in base ai programmi. Forse con queste elezioni, almeno in alcune città, questa tendenza si è invertita. Anzitutto bisogna dare atto che laddove sono state celebrate primarie per la scelta del candidato sindaco (nel centrosinistra ovviamente, nel centrodestra non si elegge nessuno) ci sono state campagne che hanno motivato di più l’elettorato del centrosinistra e che sono stati lanciati sull’arena politica nuove facce, come a Cagliari o a Iglesias, oppure outsider come Pisapia o Merola oppure confermati leader di caratura nazionale come Fassino. Tutti candidati legittimati dalle primarie. Si vinca o si perda, di questi candidati non si potrà mai dire, come invece ha detto Berlusconi dei suoi, che ” le elezioni non sono andate bene per via della qualità dei candidati”. I nostri, belli o brutti, c’è li siamo scelti e quindi o si vince o si perde insieme.  A Napoli invece, dove le primarie sono finite in un pasticcio, il centrosinistra arranca e Luigi De Magistris forse avrà qualche possibilità di farcela. A Napoli dove Vendola ha fatto autocritica, così come Ranieri del PD, perché dalle primarie pasticciate si è usciti con un candidato imposto dai vertici che non è arrivato al secondo turno. Qualcosa di simile sarebbe probabilmente successo a Milano se non fossero state “imposte” dai sostenitori di Pisapia le primarie . Sono prove generali di nuove geometrie di coalizione in vista delle prossime (tra 6 mesi, 1 o 2 anni) elezioni politiche. Quando si arriverà al dunque si sentiranno, come già si sentono, le voci che consigliano la svolta moderata (considerando il moderatismo un valore in se a prescindere) di alleanze con il Centro che escluda ovviamente le primarie. Dall’altra parte, la voglia di creare un asse riformista (il riformismo è già un programma di governo) incentrato sul PD, IDV e SEL attorno al quale aggregare altre forze. Vergognandovi un po tutti dalla brutta figura che ha fato Berlusconi con Obama, non riusciamo però a vedere le nostre di contraddizioni e di “vergogne”. In Europa i due campi, quello progressista e quello conservatore, sono ben distinti e spesso vede come antagonisti forze che fanno riferimento al PSE o al PPE. In Italia la mancanza di coraggio del centrosinistra nello scegliere il campo entro il quale sviluppare la propria azione politica è notevole. Un campo riformista, cioè che si ponga come obiettivo riformare in senso progressista la società e l’economia, non può scindere i diritti civili da quelli sociali ed economici. Fanno parte di uno stesso pacchetto. Noi vorremo invece condividere i diritti sociali, ma non discutere di quelli civili per “non ferire sensibilità”. E’ questo non esiste in nessun altro paese europeo, nei quali le diverse  “sensibilità” esprimono blocchi politici raramente alleati. Il PSOE spagnolo, che ha rovinosamente perso le elezioni amministrative con i popolari, non si sogna nemmeno di allearsi con altre “anime”, semplicemente si metterà al lavoro per elaborare una nuova proposta politica e aprire a una nuova classe dirigente finché ritornerà ad essere maggioranza. Sappiamo che in Italia le cose non sono mai lineari e che a Roma non ha sede soltanto il Governo Italiano, ma il maggioritarismo a qualsiasi costo, rischiando di generare governi paralizzati dai veti incrociati come successo con l’ultimo Governo Prodi devono ormai fare parte soltanto dei libri di storia.

In conclusione, con queste amministrative si conferma il metodo delle primarie, da estendere alle politiche finché non sarà modificata la legge elettorale e si tornerà al voto di preferenza. E’ un grande passo in avanti e deve essere difeso come una conquista dalla quale non tornare indietro. Diamo atto anche del giusto atteggiamento dei candidati sindaci e dei leader nazionali del Centrosinistra tutto che non hanno accettato le provocazioni e continuato a parlare sempre dei problemi delle città nelle quali si votava. Primarie, rispetto dell’elettore e partecipazione sono tre elementi da non trascurare quando saremo chiamati alla lotta per porre fine definitivamente agli anni del berlusconimso.

Alfredo Somoza

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commenti
  1. Luciano Perrone ha detto:

    Dai sempre degli ottimi spunti su cui riflettere.
    E’ vero se si analizza la campagna elettorale del centro-destra in diverse situazioni questa era incentrata più sui soliti leit-motiv cui ci hanno abituati che non sui programmi di governo delle città. A Milano non ha funzionato grazie al fatto che Pisapia ha tirato dritto parlando dei problemi della città e spiegando le proposte di cambiamento in tema di solidarietà,sicurezza,cultura …. Pisapia ha avuto successo, indipendentemente da come andrà a finire, perchè è riuscito a fare da collante tra forze politiche e sociali tra loro in parte diverse, ma sopratutto perchè non ha ceduto, come altri in passato, alla facile tentazione di rincorrere parole d’ordine del centro ( o che dir si voglia dei cosiddetti moderati) con l’illusione di “fare cassa” .Tutto il contrario di ciò che spesse volte succede a livello nazionale, generando una anomalia tipica di parte del centro-sinistra italiano rispetto ad altre forze europee. L’esempio che tu fai del PSOE è assolutamente calzante.
    In caso di vittoria ai ballottaggi, il compito del centro-sinistra è fare in modo che questo collante tenda a saldarsi sempre di più per passare da quella che a taluni può sembrare una semplice sommatoria di sigle in funzione anti-berlusconiana ad una reale unità di intenti su programmi condivisi di riforme sociali e civili, senza quindi rinunciare a quelle che sono le peculiarità di un una forza progressista.
    In merito alle primarie concordo sulla validità dello strumento, che non va dato per acquisito in quanto ricordo i vari “mal di pancia” del PD dopo la vittoria di Pisapia su Boeri , ma anche per le regionali in Puglia …. Proprio perchè uno strumento importante e in molti casi decisivo quale effetto trainante per la vittoria delle liste di centro-sinistra, penso che vadano ben ponderate le scelte, in questo senso confesso di non aver mai fino in fondo capito e condiviso la decisione di SEL a Napoli.

    Ciao e alla prossima

    • Alfredo ha detto:

      Hai ragione Luciano sul “mai acquisito” totalmente come metodo le Primarie. L’istinto animale delle forze politiche è sempre vivo e le Primarie possono, non sempre però, vanificare la “politica da corridoio”. La stessa che allontana i giovani dalla politica e gonfia fenomeni, passeggeri ma preoccupanti, come il grillismo. Preoccupanti non tanto perchè “fuori dagli schemi”, ma perchè gioca sull’illusione che basti mandare affanculo tutti per cambiare le cose. Poi si eleggono dei rappresentanti che non hanno alle loro spalle nulla e nessuno e così, da movimento, diventa balcanizzazione senza prospettiva della politica. Alfredo

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