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Molto si è parlato, in questi mesi di pandemia, della condotta di vari leader politici che si sono contraddistinti per non essere stati all’altezza della situazione, come Boris Johnson e Vladimir Putin, o peggio, per aver contribuito alla diffusione del coronavirus nei loro Paesi negando la realtà, come Jair Bolsonaro e Donald Trump. Ma tra i politici ci sono anche alcuni vincitori nella lotta al virus, figure che hanno dimostrato nervi saldi, coraggio e fantasia per affrontare Covid-19. Spesso sono leader giovani o provenienti dalle seconde file. Giovani come la ministra peruviana dell’Economia María Antonieta Alva, nominata dal «Washington Post» eroina della lotta contro le conseguenze sociali della pandemia. La 35enne Alva ha scritto uno dei piani più ambiziosi dell’America del Sud per l’uscita dalla crisi economica, incentrandolo sulla situazione dei più deboli, e il suo gradimento personale si aggira attorno al 75%. Dall’altro lato del Pacifico, la premier laburista della Nuova Zelanda, la 39enne Jacinda Ardern, non soltanto è riuscita a tenere sotto controllo la pandemia, ma ha anche inaugurato una nuova modalità di comunicazione politica basata sull’empatia che ha conquistato i neozelandesi.

Negli Stati Uniti Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, una carica non di primissimo piano, ha conquistato buona parte del Paese contrapponendo alle conferenze stampa di Donald Trump, caotiche e contradditorie, una presenza quotidiana finalizzata a illustrare ai cittadini come stanno le cose. Le comparsate di Donald Trump hanno dovuto cedere il prime time televisivo a Cuomo perché il presidente non uscisse umiliato dai dati di ascolto. Anche nell’Argentina che è di nuovo sull’orlo del default, il neo presidente peronista Alberto Fernández sta uscendo vincitore della sfida della pandemia: tempestivamente e senza demagogie ha applicato misure restrittive molto severe che sono state accettate, almeno finora, di buon grado dalla popolazione. Oggi il gradimento sulla sua figura supera i consensi elettorali ottenuti lo scorso ottobre e l’Argentina sta contenendo la pandemia, limitata a numeri molto bassi, malgrado le frontiere comuni con il Brasile, ormai focolaio latinoamericano.

Si tratta, ovviamente, di esempi tratti da situazioni e contesti geografici diversi, di uomini e donne che esprimono culture politiche differenti. Anche l’appartenenza generazionale non sembra essere il fulcro della questione, per quanto molti tra questi politici siano giovani. Piuttosto, ad accomunarli sono la competenza, la serietà, la capacità di governare: dimensioni che, in questo momento d’emergenza, sono tornate centrali agli occhi dei cittadini, anche se sembravano quasi scomparse della politica. Invece, in questi mesi, la pandemia ha fatto dimenticare quella che fino a ieri era una delle principali fonti di consenso politico: la capacità del leader di bucare lo schermo “sparandola grossa”, di gestire le telecamere urlando contro l’avversario.

A uscire vincenti da questa sfida sono i politici che riescono davvero a immedesimarsi nei “problemi di tutti”, come si vantano di fare i leader populisti, ma non per protestare o attribuire ad altri le colpe, quanto piuttosto per dare risposte concrete. Questo bisogno di governanti autorevoli e all’altezza della situazione è trasversale e universale: va a premiare sia politici eletti recentemente, come in Nuova Zelanda o Argentina, sia figure che fanno parte di governi provvisori, come in Perù, e uomini delle istituzioni di secondo piano, e appartenenti a storiche “dinastie” politiche, come Cuomo negli Stati Uniti.

Covid-19 sembra dunque aver provocato una gigantesca moratoria sulla demagogia e sulla politica da salotto televisivo. Oggi il politico che va per la maggiore è quello che traduce in fatti le promesse, che mostra capacità nell’affrontare una crisi inedita, e che la gente riesce a sentire vicino. Da questo punto di vista la pandemia diventa un potente motore di rinnovamento della classe dirigente. Se la politica torna a essere competenza, onesta e rigore si rafforza la democrazia nel mondo: e questo sarebbe uno dei pochi, forse l’unico, lascito positivo di questo dramma.