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Siamo entrati ufficialmente nell’era di un nuovo bipolarismo, anomalo fin che si vuole ma reale nei fatti. L’incontro a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping sancisce un nuovo direttorio globale che, nei prossimi anni, dovrebbe dare al mondo un ordine diverso rispetto a quello degli ultimi decenni, ma a ben vedere anche rispetto a quelli che si sono alternati negli ultimi secoli. Il bipolarismo sino-statunitense manda definitivamente in soffitta anche i tentativi di governo della complessità che si erano creati negli ultimi decenni. Il G7 è sostanzialmente defunto ormai da un pezzo, il G8 è scomparso al tempo della svolta autoritaria di Putin, e anche il G20 è una fotografia ormai datata dell’importanza che, all’epoca della sua istituzione, stavano assumendo i Paesi del Sud globale (e ancor prima i Brics, frutto delle diplomazie di Pechino, Brasilia e New Delhi): è però servito per simulare una nuova governance globale staccata dal regno del dollaro e quindi dalla guida occidentale.

Da tutti questi passaggi, la grande beneficiata è stata la Cina, che ha capito per tempo che il posto ai tavoli che contano davvero non si guadagna con dichiarazioni retoriche, ma esercitando il controllo sulle materie prime strategiche, creando fitte reti commerciali e soprattutto accettando la sfida tecnologica. Una sfida che l’Unione Sovietica perse nei confronti degli Stati Uniti anche perché convinta che bastasse la corsa ad armamenti più potenti per pareggiare la situazione. La Cina ha imparato quella lezione e ciò l’ha resa un gigante da tanti punti di vista – ma non da quello militare, almeno per ora.

Il nuovo ordine che si sta delineando non si baserà su posizioni preconcette o dettate da ideologie, ma sarà molto pragmatico. Ciò non vale solo per la Cina ma anche per gli Stati Uniti che, ormai senza farne mistero, stanno sviluppando una politica estera che risponde solo a interessi strategici e commerciali, non certo a ideali democratici o di tutela dei diritti umani. Questi valori non scompariranno ma resteranno patrimonio quasi esclusivo delle organizzazioni non governative: del resto, nella pratica lo sono già oggi. Il nuovo ordine, però, non potrà fare a meno di una nuova struttura multilaterale e di un “ripescaggio” del diritto internazionale, non tanto per questioni di principio quanto per praticità: un mondo senza regole non è l’ambiente ideale per gli affari.

I tentativi dell’amministrazione USA di fare pressioni affinché gli Stati sudamericani si staccassero da Pechino sono tutti falliti, anche nei Paesi governati da presidenti politicamente affini a Trump. Questo perché, al di là dell’ideologia, ciò che serve sono investimenti e scambi commerciali alla pari: e su questo terreno la Cina primeggia rispetto alla potenza rivale che ricorre ai dazi come a una clava e usa la guerra come strumento, che peraltro non risolve nulla, ma aggiunge solo dolore umano e caos economico al mondo.

Mentre in Occidente si continua a discutere sull’opportunità di investire nelle energie rinnovabili, c’è chi sta facendo passi da gigante anche su questo piano, e tra non molto potrà chiedere conto al resto del mondo di quanto si è fatto per contrastare il cambiamento climatico. Questo grazie alla pianificazione e agli investimenti, ma anche al partenariato con Paesi “dimenticati” che hanno nelle loro viscere le materie prime vitali per le nuove tecnologie: e sancire così il monopolio cinese sia sul possesso sia sulla trasformazione di queste materie, delle quali nessuno può fare a meno.

Il prossimo ordine globale sarà dunque meno permeato di concetti quali democrazia e diritti umani. Sarà però centrale il concetto di armonia, di confuciana memoria, con alcuni punti fermi: non ingerenza negli affari interni dei Paesi sovrani (vedi alla voce diritti umani), apertura al commercio internazionale senza dazi, un’istanza dove conciliare le controversie e prevenzione dei conflitti, magari riformando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Piaccia o meno, anche grazie al suicidio politico dell’Europa che è estranea a quanto sta succedendo, il nuovo ordine sarà dettato da due soli uomini in rappresentanza di due storie nazionali di successo. E festeggiato col botto dai mercati finanziari.

A balance scale with USA on one side and China on the other illustrating global influence rivalry