La telenovela UE-Mercosur

Pubblicato: 21 gennaio 2026 in America Latina, Europa
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Come tutte le telenovele, la durata e i colpi di scena per tirarla avanti non si contano. L’Accordo UE-Mercosur, firmato in pompa magna due giorni fa ad Asunción, in Paraguay, dopo 25 anni di trattative, dovrà però ancora attendere il parere della Corte di giustizia europea, alla luce del voto odierno del Parlamento europeo, dove la mozione presentata dalla sinistra, e sostenuta dai “patrioti” di Bardella e Salvini, è passata per soli dieci voti di scarto.

Non importa quale sia il momento geopolitico, non importa che si tratti di un accordo nettamente favorevole all’industria, se solo si prova a uscire per un attimo dal tema agricolo. Per l’industria europea è una grande opportunità: l’industria produce il 24% del PIL europeo e occupa il 20% dei lavoratori, mentre l’agricoltura produce il 2,1% del PIL e occupa il 4,5% dei lavoratori. Ma sono più forti i trattori fuori dalle sedi comunitarie, capaci di saldare un’alleanza tra forze sulla carta molto lontane, come la Lega, il Rassemblement National, il M5S e le sinistre.

Giusti i timori sul capitolo agricolo, giustissimi. Per questo l’ultima bozza dell’accordo prevede clausole di salvaguardia rigidissime sulle norme sanitarie e sull’andamento del mercato, oltre a includere la tutela di ben 340 indicazioni geografiche, di cui 53 italiane. Non sarà possibile importare prodotti pseudo-italiani o pseudo-francesi e i marchi non potranno essere usati nei Paesi firmatari del Sud America.

Fin qui la parte commerciale, dove ha prevalso un mix di legittime preoccupazioni dei piccoli e medi agricoltori e la tutela dei privilegi acquisiti da parte della grande industria agroalimentare. L’altro aspetto, quello davvero nuovo, è nel campo della geopolitica. In un mondo nel quale stanno saltando le alleanze e le istanze multilaterali, due aree del pianeta che si sono date regole e aspirazioni simili cercano di avvicinarsi. Il Mercosur nasce nel 1985 dall’idea di usare la formula dell’UE per costruire un’area non solo commerciale, e comprende esclusivamente Paesi democratici (prevede infatti una clausola di esclusione in caso di interruzione della democrazia in uno Stato membro).

Per un’Unione europea sotto attacco, questo accordo è stato un tentativo di costruire nuove alleanze con Paesi finora ritenuti marginali ma che, nella nuova geografia globale, contano eccome, a cominciare dal Brasile. Per i Paesi del Mercosur, invece, rappresenta la possibilità di agganciarsi, almeno in parte, a un’area democratica e di bilanciare il rapporto con la Cina, parando al contempo i colpi che arrivano da Washington.

Ora potrebbero volerci anche due anni per concludere l’iter di ratifica, comunque non prima della sentenza della Corte. La Commissione potrebbe applicare l’accordo provvisoriamente — ne ha la facoltà — ma bisognerà capire se avrà la forza politica per farlo, con la Germania infuriata per le possibili perdite delle proprie industrie e la Francia forse soddisfatta perché i trattori potrebbero tornare nelle fattorie.

Fino alla prossima puntata, quando finalmente (se una fine ci sarà) o i Paesi del Mercosur diranno grazie e addio, oppure l’Europa riuscirà a superare il veto dei produttori di zucchero da barbabietola

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