Il cuore verde di Euskadi

Pubblicato: 9 ottobre 2011 in Turismo, turismi
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I baschi, definiti da Voltaire come un “pétit peuple” che salta e balla a cavallo tra la Spagna e la Francia, sono da sempre un caso da manuale per gli etnologi. La loro diversità culturale e linguistica rispetto ai popoli vicini, si trova alla base delle rivendicazioni indipendentiste che hanno assunto anche modalità di lotta armata. Diverse zone del Paese Basco spagnolo (Euskadi) sono state riscoperte di recente grazie allo sviluppo dell’agriturismo presso famiglie contadine che, con i contributi dell’Unione Europea e del Governo Autonomo, hanno cominciato ad accogliere eco-turisti nelle fattorie.

La regione basca che presenta il più interessante connubio tra storia e natura si snoda lungo il fiume Oska, nato alle pendici del Monte Oiz e colonna vertebrale della Valle di Urdabai. A partire da Gernika il fiume da vita ad una “ria”, un estuario lungo 12 chilometri dove acqua dolce e salata si mescolano fino a sfociare, formando vaste zone sabbiose, nel Mar Cantabrico.

Il valore naturalistico di questa zona è stato riconosciuto internazionalmente dall’UNESCO che ha incluso l’Urdabai nell’elenco delle “Riserve della Biosfera”, una delle prime individuate in Europa. Nella ventina di municipi di piccoli e medie dimensioni inclusi nella Riserva, si vive una dimensione rurale segnata dall’isolamento secolare che ha permesso il mantenimento di tradizioni gastronomiche, culturali e linguistiche, anche se ci troviamo soltanto a 80 km, o a 45 minuti, dalla cosmopolita San Sebastián, sede tra l’altro di uno tra i più importanti Festival del Cinema mondiale.

Per le sue dimensioni e per il grado di conservazione, la rìa de Gernika-Mundaka è la zona umida più importante del paese Basco ed è molto frequentata da diverse specie di uccelli. La situazione geografica del Golfo di Vizcaya la rende una tappa intermedia privilegiata per i volatili che dall’Europa del Nord migrano verso il Nord Africa alla ricerca di climi temperati, e l’Urdabai viene scelto ogni anno da migliaia di uccelli in transito come “albergo temporaneo”. Qui si possono osservare facilmente sono barnaclas, eider, garze reali, anatre, spatole, gabbiani e molte altre specie ancora, che trovano abbondante cibo negli insetti che vivono nel fango e nella sabbia (zarapito real, correlimos, agujas, archibebes). Nell’isola di Izaro, dove si erge un monastero di frati francescani, e lungo i faraglioni di Ogoño, costruiscono il loro nido grandi colonie di gabbiani, cormorani e falchi pellegrini.

Tra le specie vegetali caratteristiche, risaltano le quercie cantabriche e i modroños, che formano boschi densi dove trovano rifugio volpi, ricci e scoiattoli. I sentieri principali della riserva della biosfera di Urdabai scorrono lungo le due rive della ria e dispongono di frequenti belvederi.

L’interesse storico di questo itinerario nei Paesi Baschi si concentra a Gernika e dintorni. Nella simbolica cittadina delle autonomie basche (15.000 abitanti), interamente ricostruita dopo il bombardamento del 1937, i possono visitare i resti pietrificati del “árbol de Gernika” accanto al quale nel 1870 è stato piantato un successore più giovane, e la “Casa de Juntas” dove dal 1979, anno nel quale il Paese Basco ha riottenuto uno Statuto di autonomia, si riunisce la Giunta Locale. Nel Parco dei Popoli d’Europa sono esposti gruppi scultorici di Henry Moore e di Eduardo Chillida. Ma la grande protagonista di Gernika è l’antichissima ed ermetica cultura basca, fatta di una lingua unica nel suo genere (l’euzkera), di sport arcaici come il lancio dei massi e la pelota e di una tradizione gastronomica che ha sfruttato al meglio i frutti del mare e quelli della campagna.

Nei dintorni di Gernika, a 5 chilometri a nordest nel 1917sono state scoperte nelle Grotte di Santimamiñe pitture rupestri che raffigurano bisonti e altri animali dipinti da cavernicoli del periodo Cro-Magnon risalente all’11.000 a.C. La grotta si visita con una guida che conduce i visitatori lungo la “Galería Larga”, un tunnel sotterraneo ricco di stalattiti e stalagmiti dalle forme bizzarre e dai colori brillanti. Per motivi di conservazione, questa è l’unica grotta della zona che si può visitare. Ad Arteaga si trova un castello medioevale ricostruito nel XIX secolo dall’Imperatrice Maria Eugenia. Interessante anche la salita all’eremo di San Pedro (311 mt.), raggiungibile solo a piedi e dal quale si ha un’ottima visione della ria.

Per gli amanti degli sport nautici le spiagge di Laida e Laga (con possibilità di campeggio) sono le più importanti della zona.

 

Inizia la lunga notte a Guernica

 

Il giorno 26 aprile del 1937 era giorno di mercato a Gernika. I contadini avevano portato in paese le loro bestie e i prodotti duramente strappati alla terra. La Guerra Civile, che opponeva l’esercito legittimo della neonata Repubblica Spagnola ai militari golpisti capeggiati dal generale Francisco Franco e appoggiati dalla potente chiesa Cattolica spagnola, dai latifondisti e da Hitler e Mussolini, si avvicinava al Paese Basco. La ”cintura di ferro” che difendeva la capitale Bilbao teneva e i baschi erano impegnati a salvaguardare con le armi la maggiore autonomia ottenuta dalle nuove autorità del Frente Popular. Gernika non era strategica per le sorti della Guerra, ma venne scelta a tavolino da Hitler e da Franco come bersaglio proprio perché simbolo delle autonomie di un popolo. A Gernika si trovavano da secoli i capi delle comunità basche a discutere sull’amministrazione dei villaggi sotto un centenario rovere diventato simbolo della loro autonomia culturale e politica. Addirittura era venuto qui nel lontanissimo 1333 Re Alfonso XI a giurare rispetto alle istanze di autogoverno espresse dai baschi sotto “el Gernikako Arbola” (l’albero di Gernika). Alle ore 11.35 sopra il cielo della cittadina basca arrivavano i caccia della “Legione Condor” tedesca che, senza preavviso, rasero al suolo la cittadina dando luogo al primo bombardamento a tappeto contro una popolazione civile nella storia dell’umanità. I morti si contarono a centinaia, l’orgoglio basco fu ferito ma non sconfitto, la Repubblica iniziava a soccombere. In Europa calava il buio della lunga notte del terrore e un giovane pittore catalano, Pablo Picasso, aveva deciso di dipingere emozionato una monumentale opera, oggi al Museo Reina Sofía di Madrid, che ha tramandato a intere generazioni l’orrore del fascismo. Per non dimenticare.

 

Il rebus dell’euskera

 

Le origini della lingua basca si perdono nella notte dei tempi quando popoli provenienti dagli Urali in periodo paleolitico si insediarono nelle Valli pireneiche fuggendo da una catastrofe naturale. La loro lingua è oggi quella più antica ancora parlata nella Penisola Iberica, contemporanea dello scomparso iberico e sopravvissuta alla contaminazione, prima del latino e poi del castigliano grazie all’isolamento geografico. L’euskera si distingue nettamente dalla famiglia di lingue indoeuropee alla quale appartengono quasi tutte le lingue parlate in Europa, ma ha alcuni punti in comune con le lingue caucasiche.

Nel IX secolo era già consolidata come lingua familiare senza però una scrittura definita che si ha soltanto nel XVI secolo. Dopo la fine della Guerra Civile, questa lingua, come il catalano e il galiziano (le altre lingue storiche minoritarie spagnole oggi riconosciute dalla costituzione), soffrì una pesante repressione e venne vietato il suo uso in pubblico. Nel 1984, a 9 anni dal ripristino della democrazia, furono fissati i criteri per una normalizzazione linguistica del basco e da allora si insegna obbligatoriamente a scuola e si usa correntemente nei media regionali.

 

 

Alfredo Somoza

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