L’estate si trascina, la propaganda va in ferie

Pubblicato: 15 luglio 2011 in Italia
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Un’estate che non si dimenticherà facilmente questa del 2011. Fino a pochi mesi fa il film più gettonato dal governo era “E la nave va”, da ieri “Titanic”. Abbiamo sopportato dosi massicce di propaganda in questi anni sull’indubbia salute dell’economia italiana, sul fatto che anche se non era ancora arrivata si era già usciti dalla crisi, sulla solidità del sistema bancario perché non esposto all’estero e delle famiglie italiane tutte piccole proprietarie. Il debito pubblico? Nulla di male, è quasi un incentivo per essere virtuosi.

Dopo le due batoste primaverili, Amministrative e referendum, ma soprattutto con l’aggravarsi della crisi dell’eurozona, una ad una quelle sparate si sciolgono con la calura estiva. Se il film che si gira ora è Titanic, vuol dire che non c’è salvezza (ma Tremonti ha mai visto il film?), il triste finale è già scritto. La crisi è arrivata, e da tempo, e per ora non si vede né quando né come si uscirà. Il dato della (de)crescita economica italiana nell’ultimo decennio è agghiacciante, soltanto Haiti e Zimbabwe hanno fatto di peggio. Il dato sull’occupazione e l’emigrazione giovanile va oltre la soglia di preoccupazione. Il sistema bancario italiano ha una capitalizzazione “bulgara” basata su titoli di stato italiano, il che vuol dire che se l’Italia va male, le banche affondano. La gente in una percentuale di circa l’80% è proprietaria della propria casa, ma questa non produce alcun reddito e se si vende si finisce sotto i ponti. Tutti qui i “punti di forza” che permettevano di cantare vittoria un anno fa mentre tracollavano Grecia, Portogallo e Irlanda spiegando che in Italia era diverso? Certo che la situazione greca non si può confrontare con quella italiana, ma non per questo si poteva stare tranquilli.

L’improvvisazione è la propaganda invece del varo di politiche economiche che, pur rispettando parametri di austerità, investissero sul rilancio economico lasciano spazio ora alla lunga agonia del berlusconismo, dell’economia e, ahinoi, della società italiana. I tagli indiscriminati, seguendo logiche “di classe”, cioè andando a colpire i ceti medi e quelli medi bassi, ma risparmiando gli altri che per solidarietà “di classe” non si vuole toccare, ci mettono per l’ennesima volta davanti agli occhi una verità sempre negata: l’economia non è una scienza neutrale come per decenni i liberisti hanno fatto credere. Nella quale dovrebbe prevalere soltanto “il buon senso”, che è sempre a senso unico. Si può declinare austerità e rilancio senza fare macelleria sociale, ma anche senza demagogia. Perché si continua ad esempio ad insistere sulle esenzioni in base all’età e non al reddito? Ultima inciampata su questa logica la neo-giunta Pisapia che aveva proposto di non fare pagare i mezzi pubblici agli over 65. Ora, fatti due conti, scoprono che così potrebbero far fallire l’ATM vista la composizione demografica di Milano. Ma scusate, perché dovremo farci carico del biglietto del Sigr. Berlusconi, over 65, se decidesse di prendere i mezzi pubblici milanesi?.

La più grande rivoluzione che si possa immaginare oggi in economia non è il logorato slogan del taglio della spesa della politica o delle false pensioni di invalidità. Quelle vanno tagliate e basta. L’economia oggi va ripensata in base ai grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi 20 anni: invecchiamento della popolazione, migrazioni, delocalizzazioni, globalizzazione, nuove tecnologie. Abbiamo un impianto conoscitivo sul mondo del lavoro e dell’economia che non corrisponde più alla situazione reale. Continuiamo a fare i conti con una capacità di spesa dello Stato che non esiste, oppure non riusciamo ad individuare nuovi filoni che potrebbero rendere parecchio. La nuova frontiera della sinistra deve passare non dalla conservazione dell’esistente a prescindere, che ad esempio condanna i giovani a un futuro buio, ma dal fornire una nuova lettura della complessità dalla quale fare scaturire nuove idee sulla società e sull’economia.

Le battaglie difensive sono ormai inutili, le manovre economiche come quella odierna del governo Berlusconi sono odiose ma senza un pensiero alternativo obbligatorie, anche con un governo di diverso colore.

Come alla fine dell’800, quando i grandi movimenti politici e sociali iniziarono le lotte per la conquista dei diritti in base ad una lettura della realtà in cui vivevano, anche oggi, ancora gli inizi del XXI secolo ci vuole una rilettura dell’esistente per partire all’offensiva. Tutto il resto è conservazione, non progressismo.

 

Alfredo Somoza

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commenti
  1. Luciano Perrone ha detto:

    Che questa manovra fosse di “classe” lo si è capito anche solo dalla reintroduzione dei ticket sanitari. Quel che fa specie e che in molti ,anche a sinistra , non siano stati in grado di azzardare un minimo di analisi e proposte, insomma votiamo contro ma senza far troppo rumore. Il documento di SEL mi pare una delle poche eccezioni che ho potuto leggere.
    Qualcuno ha pensato di tirar fuori “come merce di scambio” il solito quanto sacrosanto slogan del taglio delle spese della politica, che tu giustamente definisci logoro e che, aggiungerei, se spinto all’estremo in certe accezioni diventa anche un po’ pericolosamente qualunquista. E’ un po’ poco. Quel che è evidente che si registra una assenza di proposte organiche volte ad incidere in profondità sui meccanismi che governano le politiche economiche, forse proprio perché non si sono colti fino in fondo i cambiamenti in atto o forse perché si è tutti presi da “dipendenza” da “patto europeo di stabilità” oppure anche perché parte della sinistra è imbrigliata in logiche di gestione dell’esistente e dunque di conservazione.
    Come tentare di uscirne ? Certamente con una idea di società diversa, più solidale ed equa che parta da una efficace gestione della cosa pubblica e non per forza da privatizzazioni selvagge, che metta in campo politiche che riescano ad incidere realmente sull’evasione fiscale, che attui una tassazione sulle grandi rendite e patrimoni, che abbia il coraggio di ridiscutere certe logiche perverse di organismi economici europei senza per questo diventare antieuropeisti. Non è una grande rivoluzione ma solo un primo passo.

  2. Alfredo Somoza ha detto:

    Proprio partirei da quello che dici a proposito dell’idea “di società diversa”. Sono piccole cose? Le “rivoluzioni” cominciano sempre dai piccoli passi.

  3. Dalbir ha detto:

    questa pagina e8 molto ediuatcva in questo momento in cui l’italia sta cadendo a pezzi a causa di terremoti inaspettati, il terremoto dell’ Emilia-Romagna ha principalmete colpito l’Emilia ma in questi giorni anche la Romagna, sono dispiaciuta piu di tutti perche a Cesena ho la mia famiglia. Spero che vada tutto bene a dmn

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